martedì 2 novembre 2010
Senza lente
Voglio la pioggia.
Che scalfisca, roccia, la realtà. Emergano i contorni. Nitidi.
Voglio vedere gli spigoli, l’asprezza.
Rigetti le impurità del mondo, la sfocatura e l’imperfetta sfumatura.
Voglio essere ferita dall’immagine del reale.
Nel turbine la pioggia scaraventi via le blandizie e le immagini illusorie.
Lavata, come la montagna dopo il temporale, che tutta riluce di verde bagnato nel suo angolo di azzurro.
Lavata voglio la realtà. Lavata e acciecante.
Poi mi ferisca pure gli occhi.
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