Uguale il vuoto
che si è liberato nei miei polmoni. i l v u o t o
Uguale il desiderio vano
di fare un passo indietro c o s ì v a n o
e non permettermi di sapere.
Uguale il passo dopo, uno dopo l’altro
Forse che si arrivi
Uguale
ad un lieto fine?
martedì 26 ottobre 2010
lunedì 18 ottobre 2010
Ritorni
C’è un aeroporto, la porta scorrevole agli arrivi.
Sono a volte da un lato di questa porta, a volte dall’altro.
Non so cosa sia meglio. Se il crescere dell’attesa, il cuore che martella a mille quando compare la scritta landed/atterrato, o l’impegno del viaggio e l’ansia che peserà, inevitabile, alla fine.
In ogni caso andrà a lacerare l’anima mentre ci si avvicina a quella porta.
Da qualsiasi lato ci si trovi.
Vedo il tuo sorriso ancora prima di avvicinarmi alla porta scorrevole. Lo vedo illuminare il tuo volto mentre con lo sguardo mi trovi al di là della porta scorrevole, qualsiasi lato sia il tuo, qualsiasi lato sia il mio.
C’era un’altra porta quella sera lontana. Io osservavo la porta, che si era appena richiusa lasciandomi sola. L’anima era lacerata dal battito a mille del mio cuore. Poi si è mossa così lentamente che il tempo anche ora pare dilatarsi, nel ricordare. Dietro c’eri tu.
Sapevo cosa stava per succedere. Le fibre della mia anima, del mio corpo, me lo dicevano cantando, gridando attraverso il ritmo del mio cuore.
Eppure ero incredula. Sapevo, ma non volevo credere.
Credere a te che aprivi la porta, che la richiudevi.
Solo la solitudine con noi.
Ci sarà una porta scorrevole in un aeroporto. Non importa davvero dove e neppure quando. Non importa da che lato della porta scorrevole sarò io,
da quale lato sarai tu. Non importa quanto a lungo dovrò aspettare che quella porta si apra, per quanto tempo cercherò di distinguere le tue ombre là dietro.
So che ci sei dietro quella porta.
So ma ancora non credo al perché sei lì.
Sono a volte da un lato di questa porta, a volte dall’altro.
Non so cosa sia meglio. Se il crescere dell’attesa, il cuore che martella a mille quando compare la scritta landed/atterrato, o l’impegno del viaggio e l’ansia che peserà, inevitabile, alla fine.
In ogni caso andrà a lacerare l’anima mentre ci si avvicina a quella porta.
Da qualsiasi lato ci si trovi.
Vedo il tuo sorriso ancora prima di avvicinarmi alla porta scorrevole. Lo vedo illuminare il tuo volto mentre con lo sguardo mi trovi al di là della porta scorrevole, qualsiasi lato sia il tuo, qualsiasi lato sia il mio.
C’era un’altra porta quella sera lontana. Io osservavo la porta, che si era appena richiusa lasciandomi sola. L’anima era lacerata dal battito a mille del mio cuore. Poi si è mossa così lentamente che il tempo anche ora pare dilatarsi, nel ricordare. Dietro c’eri tu.
Sapevo cosa stava per succedere. Le fibre della mia anima, del mio corpo, me lo dicevano cantando, gridando attraverso il ritmo del mio cuore.
Eppure ero incredula. Sapevo, ma non volevo credere.
Credere a te che aprivi la porta, che la richiudevi.
Solo la solitudine con noi.
Ci sarà una porta scorrevole in un aeroporto. Non importa davvero dove e neppure quando. Non importa da che lato della porta scorrevole sarò io,
da quale lato sarai tu. Non importa quanto a lungo dovrò aspettare che quella porta si apra, per quanto tempo cercherò di distinguere le tue ombre là dietro.
So che ci sei dietro quella porta.
So ma ancora non credo al perché sei lì.
sabato 9 ottobre 2010
"Sta per piovere"
“I like walking in the rain!” disse K. D., il III del suo nome, con una perentorietà figlia del suo accento più che della convinzione.
Ne fui teneramente divertita, perché, benché anche a me piaccia l’idea un po’ romantica di camminare sotto la pioggia, ho scoperto già da molto tempo
Ne fui teneramente divertita, perché, benché anche a me piaccia l’idea un po’ romantica di camminare sotto la pioggia, ho scoperto già da molto tempo
che l’acqua è tremendamente bagnata.
In quello stesso istante, pochi metri lontano da noi, C. S., il cui numero mi è ignoto, con una perentorietà, non so se più madre o più figlia dell’illusione, diceva ad una ragazza che con me spartisce non solo il colore degli occhi,
In quello stesso istante, pochi metri lontano da noi, C. S., il cui numero mi è ignoto, con una perentorietà, non so se più madre o più figlia dell’illusione, diceva ad una ragazza che con me spartisce non solo il colore degli occhi,
ma anche parte del nome, che ogni volta avesse piovuto, lei avrebbe dovuto ricordare che lui la amava.
Quando lei me ne parlò, ebbi la stessa sensazione di tenero divertimento e immaginai le nostre due coppie che nel contemplare la tempesta all’orizzonte discorrevano di argomenti talmente agli antipodi da toccarsi.
Quando lei me ne parlò, ebbi la stessa sensazione di tenero divertimento e immaginai le nostre due coppie che nel contemplare la tempesta all’orizzonte discorrevano di argomenti talmente agli antipodi da toccarsi.
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